Due
miliardi di gradi centigradi. Un gas con una temperatura superiore, e
di molto, a quella esterna del sole è stata ottenuta per caso in
laboratorio. Un risultato che sembra avvicinare quella che per molti
scienziati è diventata la ricerca del sacro Graal: la fusione
nucleare controllata, ovvero il motore stesso delle stelle, uno dei
metodi più sicuri e puliti per produrre energia.

A centrare questo obiettivo, che laboratori di mezzo mondo inseguono
da 50 anni, sono stati alcuni ricercatori del Sandia National
Laboratories di Albuquerque (New Mexico), società statunitense
collegata al Dipartimento dell'energia Usa, che fra l'altro, studia la
non proliferazione delle armi di distruzione di massa e si occupa di
sicurezza nazionale.
Il team che fa capo a Chris Deeney lavora alla 'Z-Machine'. Questa
macchina, con un nome degno di un film di fantascienza anni' 50, è un
generatore di raggi X costruito per testare materiali sintetici in
condizioni termiche estreme. "Inizialmente non credevamo a quello
che stava accadendo - ha spiegato - abbiamo ripetuto l'esperimento
molte volte per essere sicuri di avere un risultato vero e non un 'Ooops'!"
I risultati, registrati dagli spettrometri e confermati dai computer
collegati al laboratorio di ricerca navale, hanno creato parecchio
sconcerto tra i ricercatori, giustificato dal fatto che le temperature
più elevate riproducibili artificialmente per mezzo di esplosioni
termonucleari raggiungono 'solo' 50-60 milioni di gradi centigradi.
Cosa è accaduto nell'esperimento ancora non lo si capisce esattamente
e soprattutto non si capisce da dove sia venuta tutta l'energia
prodotta dalla macchina, una energia molto maggiore rispetto a quella
immessa per il suo funzionamento. E normalmente nelle reazioni non
nucleari, le energie 'in uscita', sono inferiori rispetto a quelle
immesse.
La
Z-Machine funziona grazie a un principio simile alle normali lampadine
casalinghe: un flusso di corrente elettrica di 20 milioni di ampere
passa attraverso una piccola bobina di fili di tungsteno sottili come
capelli. I fili si dissolvono immediatamente in una nube di
particelle, un gas ad elevata temperatura. L'unica ipotesi finora
avanzata è che a causare l'enorme surriscaldamento possa essere stata
la sostituzione dei fili al tungsteno con altri di acciaio di spessore
maggiore.
Ma al di là dei dettagli tecnici, se le cause del fenomeno saranno
comprese fino in fondo, potrebbe essere un importante passo avanti,
forse decisivo, verso la cosiddetta "ignition", il limite
oltre il quale il processo di fusione nucleare si autosostiene e non
ha più bisogno di ricevere energia dall'esterno. A quel punto un
generatore come la Z-Machine potrebbe essere impiegato per mettere a
punto impianti di fusione nucleare in versione "compatta"
che fornirebbero tanta energia, pulita e a basso costo. Sarebbe
l'inizio di una nuova era.
