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Scienza e tecnologia

Terremoti fra i ghiacci

La terra trema anche in Groenlandia e lo fa preferibilmente fra luglio e agosto, con una frequenza piu' che raddoppiata negli ultimi quattro anni. L'affermazione e' scientificamente interessante perche' finora non si credeva che questa parte di pianeta fosse scossa da un'attivita' sismica intensa, e perche' in nessuna altra parte del mondo i terremoti hanno un andamento stagionale. A fare luce sul fenomeno sono stati i sismologi della Harvard University e della Columbia University, autori di due articoli su Science. Ma la rivista americana dedica ampio spazio alle notizie che arrivano dalla terra dei ghiacci, e accanto agli studi sui terremoti pubblica altre due ricerche rispettivamente sulla velocita' con cui i ghiacci si allontanano dalla banchisa polare e l'innalzamento del livello dei mari. I fenomeni non sono infatti disgiunti.

"Spesso si pensa che i ghiacciai siano inerti e che si muovano lentamente, ma non e' cosi'", spiega Goran Ekstr�m professore di geologia e geofisica alla facolta' di Arte e Scienze dell'Universita' di Harvard. "Alcuni blocchi, larghi anche quanto l'intera Manhattan e alti quanto l'Empire State Building, si possono spostare di dieci metri in meno di un minuto, una scossa sufficiente a generare modeste onde sismiche". Lo scioglimento della neve provoca infiltrazioni di acqua alla base dei ghiacciai che aiutano la rottura di blocchi grandi anche dieci chilometri cubici. Una volta liberi in mare, gli iceberg si sciolgono piu' velocemente e alimentano la crescita del livello dei mari. "Pensiamo che i cambiamenti climatici possano accelerare il fenomeno che abbiamo studiato", aggiunge Meredith Nettles, ricercatrice all'Osservatorio Lamont-Doherty della Columbia University.

E una prova di questo � gi� nei dati rilevati: fra gennaio 1993 e ottobre 2005 i sismografi hanno ben documentato 136 terremoti in Groenlandia, con una magnitudine (misurata con una scala simile alla Richter) variabile fra 4,6 e 5,1. Tutti i sismi hanno avuto origine nella zona da cui si distaccano la maggioranza dei blocchi di ghiaccio, indicando quindi una relazione fra i due fenomeni; pi� di un terzo ha avuto luogo fra luglio e agosto, e la frequenza totale nei mesi estivi � pari a cinque volte quella dei mesi invernali. Anche l'aumento della frequenza degli episodi � piuttosto evidente: si � passati dai 20 terremoti del 2003 ai 32 registrati nei primi 10 mesi del 2005. Alle evidenze accumulate da Ekstr�m e Nettles si aggiungono quelle portate da Ian Joughin, glaciologo del laboratorio di fisica applicata dell'Universit� di Washington, autore di un articolo di commento sempre su Science: il Jakobshavn Isbrae, il ghiacciaio che si muove pi� velocemente fra quelli che si sono staccati dalla Groenlandia, ha duplicato la sua velocit� fra il 1997 e il 2003.

A completare il quadro di ricerche sui ghiacci ci sono le due ricerche del National Center for Atmospheric Research (Ncar) dell'Universit� dell'Arizona: mettendo insieme simulazioni al computer e dati di paleoclimatologia i ricercatori hanno concluso che sia l'Artico sia l'Antartico si stanno sciogliendo a una velocit� maggiore di quella finora stimata. Secondo gli esperti l'estate del 2100 potr� essere calda quanto quella di 130.000 anni fa, quando il livello del mare crebbe fino ad arrivare sei metri oltre quello odierno.

A partire dai dati ricavati dalle barriere coralline, dai carotaggi eseguiti nelle regioni polari e da altri elementi chiave per misurare la temperatura e il livello dei mari, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto un software (Community Climate System Model -Ccsm) capace di simulare passato, presente e futuro. Secondo questo sistema i gas serra aumenteranno nel prossimo secolo fino a riscaldare l'Artico di 3-5 gradi Celsius in estate, pi� o meno la temperatura di 130.000 anni fa, nel periodo intercorso fra la pi� recente glaciazione e quella precedente. Nell'era interglaciale il Ccsm stima che l'acqua disciolta dai ghiacci della Groenlandia e dell'Artico abbia alzato il livello dei mari di 3,5 metri. A cui vanno aggiunti quelli causati dallo scioglimento dall'Antartico.

 


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