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La pensione nella vita e nell'immaginario degli italiani


Gli italiani hanno deciso di occuparsi delle proprie pensioni e 6 lavoratori su 10 vorrebbero averne la completa responsabilità senza essere soggetti ad alcun contributo obbligatorio di legge. Una voglia di autonomia che ci accomuna ai principali Paesi industrializzati. Solo la Germania, Hong Kong e il Giappone dimostrano una maggior tendenza al fai da te.

Questo, almeno secondo quanto emerge dalla seconda edizione della Ricerca mondiale sulla pensione, realizzata da Axa con il supporto dei maggiori istituti di statistica degli undici tra i Paesi più industrializzati presi in esame e cha ha visto il coinvolgimento diretto di quasi 7.000 persone.

Il risultato dell'inchiesta di Axa è un'istantanea sulle differenze esistenti tra le aspettative di chi deve andare in pensione e la realtà con cui si deve confrontare chi ha già smesso di lavorare e, in generale, sugli atteggiamenti nei confronti della pensione.

Per quanto riguarda la metodologia Fabrizio Fornezza, vice presidente di Eurisko, l'istituto che ha curato il segmento italiano della ricerca, ha spiegato che sono stati presi in esame due target: da un lato i lavoratori attivi di almeno 25 anni, e dall'altro i pensionati fino a 75 anni. Questo ha comportato per ciascuno dei Paesi coinvolti, la realizzazione di circa 600 interviste telefoniche, equamente suddivise tra i due target.

"Si tratta di due universi molto ampi che ci indicano anche alcuni aspetti legati all'evoluzione socio-culturale della nostra popolazione sempre più istruita che si muove verso nuovi valori, quali un maggior edonismo, più efficientismo, più qualità della vita e dove l'idea della vecchiaia perde i connotati depressivi e rivendica vitalità e protagonismo".

Nel corso della presentazione della ricerca Massimo Michaud, presidente e amministratore delegato di Axa Italia, ha commentato i risultati riguardanti il nostro Paese: "Quello che emerge dallo studio è il ritratto di un popolo che va in pensione con serenità e che vive questa tappa dell'esistenza con fiducia, ma anche con sano realismo. Gli italiani, in effetti, sanno bene che una volta cessato il periodo di lavoro, dovranno affrontare il cambiamento di molti aspetti della vita quotidiana. Anche per questo motivo gli italiani stanno iniziando a preparare con più attenzione la loro pensione, e ciò è sicuramente un bene".

Passando all'analisi dei dati spicca, come detto più sopra, il desiderio di autonomia. Tuttavia, se è vero che gli italiani vorrebbero avere la piena responsabilità sulla propria pensione, l'83% dei lavoratori pensa che dovrebbe essere comunque lo Stato il soggetto responsabile dell'erogazione della pensione. Un parere condiviso dall'86% dei pensionati.

Ma nonostante questo desiderio gli italiani, insieme ai giapponesi, sono il popolo che si prepara meno alla pensione. Mentre l'84% degli americani e l'82% dei tedeschi programma questa tappa della propria esistenza, solo il36% degli italiani fa altrettanto.

E ancora, meno di un italiano su cinque cerca informazioni o consulenze sull'argomento. Comportamento che ci pone al fondo di questa particolare classifica. Infatti, a prepararsi alla pensione meno di noi sono solo i cittadini del Giappone (16%).

Alla domanda su quali fonti di informazione siano state consultate per preparare la propria pensione, il 60% dei lavoratori ha detto d affidarsi a soggetti privati come compagnie di assicurazione, banche e broker finanziari. Una scelta condivisa solamente dal 13% dei pensionati.

I mass media, internet compreso, costituiscono una fonte di informazione per il 38% dei lavoratori, ma vengono utilizzate solamente dal 2% dei pensionati. La famiglia e gli amici costituiscono invece una fonte attendibile per il 26% dei lavoratori e per il 17% dei pensionati.

Inoltre, su questo argomento, i sindacati sembrano diminuire la loro incisività, visto che sono consultati dal 48% dei pensionati, ma solo dal 25% dei lavoratori, mentre il Governo e le fonti ufficiali sono prese in considerazione dal 21% dei lavoratori e dal 32% dei pensionati.

Passando agli strumenti utilizzati per garantirsi una terza e quarta età decorosa, più del 70% degli italiani si affida ai contributi obbligatori per la pensione, mentre il31% dei lavoratori ha sottoscritto una polizza vita (percentuale in crescita rispetto al 24% dello scorso anno), scelta effettuata dal 19% dei pensionati (16% nel 2004).

Valori che fanno dell'Italia il fanalino di coda degli undici Paesi esaminati, così come lavoratori e pensionati del nostro Paese sono i meno propensi a sottoscrivere piani pensionistici individuali.

In media, i lavoratori italiani destinano alla pensione 210 euro al mese, esclusi i contributi obbligatori. Una distanza siderale dai 1.040 euro degli americani, ma ben lontana anche dai 485 euro dei cittadini di Hong Kong e dai 418 euro dei canadesi. Peggio di noi fanno solo gli spagnoli con 171 euro.

Guardando le caratteristiche dei prodotti pensionistici preferiti, sia i lavoratori (89%) che i pensionati (91%) tendono ad affidarsi a un portafoglio finanziariamente conservativo, con redditi modesti ma stabili e possibilmente senza rischi. Solo gli inglesi, gli spagnoli e i giapponesi si dimostrano più prudenti di noi.

Ma come vivono gli italiani il periodo della pensione?
Come un momento sereno, una tappa fondamentale dell'esistenza. Il 52% dei lavoratori e il 43% dei pensionati associa infatti questo periodo a una fase tranquilla del percorso chiamato vita. Un periodo di pace da dedicare alla famiglia e a se stessi.
Solo il 27% dei lavoratori, e il 34% dei pensionati, associa alla pensione immagini negative.

La pensione è considerata generalmente un periodo di vita attivo, che nulla a che fare con la vecchiaia: gli italiani ritengono infatti che si diventa vecchi a 73 anni (lavoratori) e a 75 anni (pensionati) solo dopo rispettivamente 10 o 17 anni dalla cessazione dell'ultimo lavoro. La pensione è recepita dai lavoratori come un periodo durante il quale continuare un'attività retribuita, così come progettato dal 32% degli italiani. Un desiderio che, però, si realizza solo per 8 pensionati su 100.

Non solo non hanno un lavoro retribuito, ma i pensionati italiani risultano, rispetto agli altri Paesi, quelli meno attivi: solo l'8% si dedica a un hobby (in Australia il 44%, nel Regno Unito il 38%, in Germania il 22%); appena il 7% viaggia (contro il 28% dei tedeschi e il 25% degli inglesi); l'8% si dedica al giardinaggio, attività che è invece praticata da 39 pensionati inglesi su 100 e dal 36% dei francesi a riposo. Un solo dato equipara i pensionati italiani a quelli della maggior parte dei Paesi occidentali: il tempo dedicato dal 18% di loro alla famiglia, eccezion fatta per Hong Kong (6%) e Giappone (8%).

Ma quanti sono i pensionati che si ritengono felici?
L'83%, ovvero quasi la stessa percentuale di chi sta ancora lavorando, ossia il 92%.
Una felicità accompagnata da una buona dose di realismo, considerato che, rispetto agli altri popoli, siamo tra coloro che dichiarano meno in percentuale di essere molto felici, sentimento condiviso dal 12% dei pensionati e dal 18% dei lavoratori a fronte, ad esempio, rispettivamente del 47 e 44% degli americani.

Chi va in pensione, però, spesso sperimenta una certa delusione rispetto alle attese. Gli italiani sono infatti tra coloro i quali, nel confronto tra ciò che si aspettavano prima della pensione relativamente al livello di vita, e ciò che sperimentano dopo, restano più delusi. Vi è infatti un divario di 13 punti percentuali tra coloro i quali paventavano un peggioramento delle condizioni di vita al momento della pensione (25%) e coloro che poi lo sperimentano realmente (38%).

Gli italiani sono anche tra coloro che si sentono meno tutelati economicamente dalle loro pensioni: appena il 34% dei lavoratori si prefigura che il futuro assegno sarà "completamente sufficiente" o "sufficiente", e solamente il 41% dei pensionati lo ritiene tale.

Il principale timore è invece legato alle condizioni di salute.
Il 23% dei pensionati italiani teme il rischio del decadimento fisico, anche se il 74% ritiene di avere una salute molto o abbastanza buona. Gli italiani sono anche soddisfatti dell'assistenza sanitaria che ricevono: contenti sono il 59% dei lavoratori e il 62% dei pensionati.
Alla domanda su come gli italiani agiscano per mantenersi in forma il 49% dei lavoratori risponde con lo sport e l'esercizio fisico, una scelta seguita anche da 36 pensionati su 100. Per quanto questi valori siano elevati, ci collocano comunque al penultimo posto nella classifica internazionale degli sportivi, seguiti solo dal Giappone.

Tra i pericoli che minacciano la salute quelli relativi al bere e mangiare sono percepiti come secondari, e gli italiani sono il popolo che teme di meno i cibi industriali e i fast food (52% dei lavoratori e 40% dei pensionati a fronte dell'81% dei lavoratori spagnoli e del 76% dei pensionati iberici). Per gli italiani, infatti, la principale minaccia alla salute è rappresentata dallo stress (86% dei lavoratori e 75% dei pensionati). Segue l'inquinamento (82% dei lavoratori e 76% dei pensionati); il fumo (57 e 46% rispettivamente), e quindi cibi industriali e alcool.

Nel commentare la ricerca Elsa Fornero, professore ordinario di Economia all'Università di Torino e Direttore CeRP, ha sottolineato come "gli italiani per una volta ne escano relativamente bene. Forse perché la tradizione del risparmio è radicata nel Paese e in ogni caso per effetto della lunga stagione di riforme all'insegna del "gradualismo" piuttosto che della "doccia fredda", essi sembrano abbastanza consapevoli del fatto che dovranno lavorare più a lungo, risparmiare di più e affidarsi al mercato più di quanto non abbiano fatto in passato. Spetta ora all'offerta e al regolatore pubblico non deludere queste attese".

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