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Le strutture sono adagiate nell’Oceano
Indiano a 36 metri di profondità. Due grandi abitati estesi fino a
dieci chilometri con palazzi, piazze e cortili sarebbero stati coperti
dalle acque alla fine dell’ultima glaciazione La notizia viene dall’India:
"Città sommerse di 9.500 anni fa". Le strutture sono adagiate
nell’Oceano a una quarantina di metri di profondità nelle acque del
golfo di Khambhat, davanti alla costa dell’India. A darne l’annuncio
sono state le autorità indiane che durante una conferenza stampa hanno
mostrato frammenti di ceramica, legni lavorati e altri materiali
recuperati sui fondali; materiali che le analisi avrebbero datato a
circa il 7.500 avanti Cristo. I resti dei due presunti insediamenti
cittadini, distinti e separati da una distanza di una un quindicina di
chilometri, sono stati individuati nel corso di una ricerca
oceanografica condotta dall’Istituto Nazionale Indiano per la
Tecnologia Oceanica (Niot).
Secondo le autorità indiane tutti e due gli abitati,
caratterizzati da una pianta a scacchiera, si trovano a una settantina
di chilometri dalla costa della regione di Gujart; entrambi sono situati
lungo il corso di un antico fiume che sfociava nel golfo di Khambhat. Le
città e il fiume sarebbero stati sommersi circa ottomila anni fa
quando, finita l’ultima glaciazione, il livello degli oceani si alzò
di oltre un centinaio di metri sommergendo grandi aree costiere in tutto
il pianeta. Entrambe le città si estenderebbero per una decina di
chilometri lungo il corso dell’antico fiume. L’annuncio della
scoperta di città così antiche ha suscitato molto scetticismo negli
ambienti internazionali, ma S. Kathiroli, direttore dell’Istituto
oceanografico indiano che ha effettuato la scoperta, ha ribadito che i
rilevamenti sonar sono stati ripetuti per ben tre volte e sempre hanno
indicato la presenza di grandi strutture sommerse individuabili come
edifici, piazze e cortili disposti secondo una pianta geometricamente
organizzata. Kathiroli ha affermato anche che i materiali recuperati dai
fondali, in particolare due frammenti di legno, sono stati sottoposti
all’analisi del carbonio 14 in due diversi laboratori specializzati e
hanno sempre indicato una data di circa 9.500 anni fa. Kathiroli ha
parlato anche di una grande pietra molto rovinata sulla quale vi
sarebbero segni di scrittura che attualmente gli specialisti indiani
stanno studiando per verificare se si tratta di una scrittura già nota
oppure no.
Lo scetticismo degli specialisti internazionali è dovuto a diversi
fattori. Innanzi tutto per l’età "impossibile" attribuita
alle presunte città sommerse. Finora le più antiche città scoperte
nel subcontinente indiano non superavano il 2.500 avanti Cristo; a quell’epoca
risalgono infatti le celebri città di Harappa e Mohenjo-Daro nella
valle dell’Indo, in Pakistan.
A tutt’oggi la più antica città del mondo è considerata Gerico i
cui livelli più antichi risalgono al 9.000 avanti Cristo, seguita da
Catal Huyuk (Turchia) scavata fino a livelli del VII millennio avanti
Cristo. Insediamenti più antichi di questi hanno strutture meno
complesse identificabili come villaggi e non come città.
Altri elementi di dubbio vengono dall’estensione attribuita alle
presunte città sommerse.
Nell’annuncio dei tecnici indiani si parla di rovine estese per
diversi chilometri, mentre la superficie delle più antiche città del
mondo finora note non superano i pochi ettari. Sembra inoltre
inspiegabile l’esistenza di vasti abitati del 9.500 avanti Cristo e
poi almeno sette millenni "vuoti", prima della comparsa di
Harappa e Mohenjo-Daro.
Ovviamente, il fatto che finora non si conoscano nel sub-continente
indiano resti di città più antiche del 2.500 avanti Cristo, non vuol
dire che non possano esservi state e nuove ricerche archeologiche
potrebbero rivoluzionare quanto finora appare certo.
L’annuncio degli oceanografi indiani apre ora una prospettiva
certamente affascinante, ma occorrerà verificare l’attendibilità
della loro scoperta. Bisognerà coinvolgere altri specialisti,
soprattutto archeologi e geologi, che esaminino sia i materiali
recuperati che la situazione geologica dell’area, perché alcuni
particolari fanno pensare che possa anche trattarsi di strutture
sottomarine naturali sulle quali si sono accumulati nei millenni
materiali archeologici trasportati dai fiumi. Solo dopo queste indagini
sarà possibile dire se si tratta di una scoperta davvero rivoluzionaria
o di un clamoroso abbaglio.
Per evitare equivoci, comunque, alcuni scienziati hanno suggerito di
tenere lontani i fantarcheologi; cosa che invece non hanno fatto i
tecnici indiani, accanto ai quali è comparso subito lo scrittore
inglese Graham Hancock.
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