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Di Dj Nembo (del 20/08/2008 @ 18:37:46, in Misteri, linkato 5 volte)

«Un comportamento culturale», dicono gli scienziati

SYDNEY
Sulla costa meridionale australiana, vicino ad Adelaide, un delfino sta insegnando ai suoi simili a camminare sulla coda, un’abilità che è stata vista solo in animali in cattività dopo periodi di addestramento. Secondo gli scienziati che stanno studiando questi animali, questo comportamento, in cui un membro del gruppo insegna agli altri a camminare sulla coda, può essere visto come l’emergere di una forma culturale di gruppo

È pur vero, spiega Mike Bossley del Whale and Dolphin Conservation Society (WDCS) in un’intervista alla BBC, che una femmina di delfino, Billie, venti anni è stata per un breve periodo in un delfinario locale, perché ammalata e, probabilmente, pur non essendo stata addestrata direttamente, ha assistito all’addestramento di altri delfini che imparavano a camminare sulla coda.

Mike Bossley, uno degli scienziati che sta studiando la comunità dei delfini sull’estuario di Port River, confessa di non sapere perché i delfini si comportano in questo modo . «Stiamo facendo osservazioni sistematiche per scoprire se c’è qualcosa che li spinge a fare così, ma fino ad ora non abbiamo scoperto nulla», ha detto .

Probabilmente, pensano i ricercatori, Billie sta trasmettendo agli altri quello che ha imparato nel 1980 guardando l’addestramento degli altri delfini e, infatti, ora altre femmine del gruppo hanno imparato a camminare sulla coda, un’abilità che non è stata mai vista tra i delfini che vivono liberi e, che, quindi, possono aver appreso solo da Billie.

«Questo sta indicare - ha detto Bossey - che questi animali possono imparare l’uno dall’altro, il chè non è una sorpresa, ma ciò che stupisce è il fatto che mostrano un »comportamento culturale«. Vuol dire che gli animali sviluppano conoscenze e se le trasmettono tra di loro, ad esempio un linguaggio, movimenti caratteristici, danze. Comportamenti che alla fine definiscono culturalmente il gruppo e probabilmente nella comunità di Port River i delfini hanno introdotto la cultura del camminare sulla coda».

http://www.lastampa.it/

 
Di Dj Nembo (del 20/08/2008 @ 12:11:58, in Risate on-line, linkato 6 volte)

Dimezzato il contingente USA in Iraq.

 

 
Di Dj Nembo (del 18/08/2008 @ 18:09:56, in Video, linkato 53 volte)

Il nuovo sistema operativo di Microsoft che sostituira' "Vista"

 

 
Di Dj Nembo (del 15/08/2008 @ 11:13:24, in Misteri, linkato 20 volte)

WASHINGTON - Nel Sahara l'età della Pietra non era grigia, ma verde. Le dune di sabbia erano piante, l'acqua non era un miraggio dovuto alla sete e in quel 'giardino', oggi nudo deserto, vivevano popolazioni di pescatori e cacciatori. E' questa la straordinaria ricostruzione cui è arrivato un gruppo di ricercatori dell'università di Chicago, in collaborazione con l'università italiana di Cassino, dopo aver rinvenuto il più grande e antico 'cimitero' di fossili dell' Età della Pietra mai scoperto nel deserto del Sahara.

L'incredibile ritrovamento promette di svelare presto i segreti della vita quotidiana di due popolazioni che, a partire da 10.000 anni fa, abitarono in un Sahara verdeggiante, un Eden molto diverso dall'inferno di sabbia e sole di oggi. La scoperta, raccontata nel numero di settembre della rivista americana National Geographic, è stata fatta in Niger da un gruppo di ricercatori di Chicago guidato dal paleontologo Paul Sereno. La spedizione era sulle tracce dei dinosauri quando gli studiosi si sono trovati davanti al più grande sito archeologico mai rinvenuto nel deserto africano: una 'tomba' collettiva nella sabbia, contenente i resti di due popoli che vissero in quei luoghi a 1.000 anni di distanza l'uno dall'altro. Sepolture senza nome fino a quando l'archeologa Elena Garcia dell'università di Cassino, non ha dato un volto ai resti umani trovati in oltre 200 fosse scavate nella sabbia: così gli studiosi hanno scoperto che gli scheletri appartengono sia alla popolazione dei Kiffian (che colonizzò il Sahara tra 8.000 e 10.000 anni fa), sia a quella dei Tenerian (che visse in questi luoghi tra 7.000 e 4.500 anni fa).

Pescatori i primi, cacciatori e probabilmente pastori i secondi: le tracce di antichissimi coccodrilli del Nilo lunghi sei metri testimoniano che ai tempi dei Kiffian nella zona doveva esserci un grande lago, mentre i fossili dei piccoli pesci trovati vicino alle fosse dei Tenerian mostrano che, 1.000 anni dopo, l'enorme specchio d'acqua stava già scomparendo. Il sito archeologico - che ha portato alla luce i resti di 40 specie animali, tra cui giraffe, elefanti, pesci - è stato scoperto in una zona che i locali Tuareg chiamano 'Gobero': una landa di sabbia nel Teneré, conosciuto come il 'deserto dei deserti' alle porte del Sahara. Il cimitero delle due popolazioni africane ha portato alla luce tracce di vita quotidiana - arpioni, vasi, attrezzi, manufatti di argilla e gioielli - ma anche una ritualità funeraria scomparsa. Nelle fosse infatti - hanno anticipato gli studiosi - c'é la traccia di un'umanità che soltanto adesso dopo millenni viene restituita dalla sabbia agli occhi del mondo. Così tra le sepolture si scoprono figure che il tempo ha immobilizzato nella loro bellezza, come quella di una madre Tenerian che, dopo 10.000 anni, è ancora adagiata su un letto di fiori (di cui resta il polline fossilizzato) mentre, in un abbraccio eterno, si cinge ai corpi dei suoi due bambini.

http://www.ansa.it