La
carenza delle piogge ha causato in tutto il
Corno d'Africa una carestia che, secondo le
stime, coinvolge almeno 5 milioni e mezzo di
persone. Le regioni più colpite del Kenya sono
il nord-est (Sarissa, Mandera, Wajir), la costa
(Kilifi, Tana River, Taita Taveta, Kwale,
Malindi), la Rift Valley (Kajiado, Samburu,
Turkana), e la regione orientale (Kitui, Makueni,
Isiolo, Machakos, Marsabit, Mwingi).
Ad
inizio anno il Presidente keniano Kibaki aveva
dichiarato la siccità “disastro nazionale”,
chiedendo alla comunità internazionale aiuti
per 150 milioni di dollari. L’11 gennaio il
Ministero degli Esteri ha annunciato
l’abolizione delle tariffe di importazione sui
prodotti alimentari destinati agli aiuti
umanitari.
L’Unione Europea ha promesso di stanziare
aiuti necessari a garantire acqua, cibo e
assistenza medica a 5,6 milioni di persone nel
corno d’Africa. Non c’è tempo da perdere.
Il commissario europeo per lo sviluppo, Louis
Michel, è molto esplicito: “Siamo in attesa
della ‘grandi piogge’ nel mese di maggio, ma
se non arriveranno saremmo costretti ad
affrontare una situazione davvero terribile”.
Il
4 gennaio il Consiglio delle ONG (costituito da
rappresentanti delle ONG presenti in Kenya, tra
cui AMREF, membri della società civile e
dell’Ufficio di Presidenza per le emergenze)
si è incontrato per fare il punto della
situazione. Secondo i meteorologi, la situazione
non migliorerà fino alla prossima stagione
delle piogge, prevista tra marzo ed aprile. Il
Consiglio delle ONG ha perciò individuato i
problemi che si dovranno affrontare nel
breve/lungo periodo: raccolti scarsi, bestiame
decimato, malattie causate dall’assunzione di
acqua sporca o infetta, peggioramento della
condizione sanitaria dei bambini al di sotto dei
5 anni, aumento della desertificazione, vastità
delle aree colpite dalla siccità,
infrastrutture insufficienti a gestire la crisi.

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adesso.
L’INTERVENTO
DI AMREF NELLE ZONE PIU' COLPITE
Per
combattere la siccità e le sue drammatiche
conseguenze, AMREF, insieme ad altre
associazioni, sta partecipando alla Emergency
Operation in 17 distretti, raggiungendo più di
un milione di persone:
- È stata scelta dal
Programma Alimentare Mondiale (PAM) per la
distribuzione di cibo nel distretto di
Makueni, dove normalmente opera: da
settembre 2005 AMREF ha distribuito quasi 5
tonnellate di alimenti, in 130 centri di
distribuzione, raggiungendo quasi 200mila
persone.
- I progetti idrici che da
anni coinvolgono i distretti di Makueni,
Kajiado, Kitui, Kilifi e Turkana, hanno
contribuito a limitare l’impatto dannoso
della siccità sulla popolazione. Al momento
gli acquedotti e i pozzi costruiti o
riabilitati da AMREF sono le uniche fonti
idriche disponibili per le comunità più
colpite della zona.
IL RAPPORTO DEL PROGRAMMA AMBIENTALE DELLE
NAZIONI UNITE SULLA SICCITA' IN KENYA
Secondo
il rapporto del Programma Ambientale delle
Nazioni Unite (UN Environment Programme, UNEP)
la grave carestia che sta colpendo il Kenya è
una diretta conseguenza delle modifiche che
l’uomo ha apportato all’ecosistema della
regione.
“La siccità non è un fenomeno estraneo alle
popolazioni dell’Africa Orientale”, ha detto
Klaus Toepfer, direttore dell’UNEP. “Ciò
che è drammaticamente cambiato negli ultimi
decenni è l’abilità della natura a fornire i
servizi essenziali, come acqua e umidità, nei
periodi difficili”.
Il rapporto, pubblicato il 12 gennaio, evidenzia
lo stretto legame tra intervento dell’uomo
sulla natura e cambiamenti climatici.
“Solitamente, ha affermato Toepfer, circa il
62% delle precipitazioni è il risultato della
vapo-traspirazione di laghi, paludi e zone a
densa vegetazione”. La distruzione di foreste,
di aree verdi, di zone umide, ha perciò
sottratto all’ambiente gli strumenti naturali
per reagire ai periodi di siccità. L’opera
dell’uomo dovrebbe quindi rispettare la
natura, non solo in Africa, ma in ogni regione
del globo. Il documento, infatti, accusa
direttamente anche le emissioni di combustibili
fossili da parte dei paesi occidentali, prima
causa dell’innalzamento delle temperature. “È
necessario, si legge nel rapporto, investire in
uno sviluppo sostenibile, limitando al massimo
le emissioni di anidride carbonica, principale
causa dell’aumento globale delle
temperature”.
AGGIORNAMENTI
SULLA SICCITA'
06/02
Kenya: la ricerca dell’acqua si fa sempre più
difficile
30
chilometri, ogni giorno: è questa la distanza
percorsa dagli abitanti del distretto di Narok,
nel Kenya sud-occidentale, per portare i propri
bambini e il bestiame alla più vicina sorgente
d’acqua della zona.
Tutti sono impegnati nella ricerca: uomini,
donne, bambini usano le loro schiene e quelle
degli animali per portare acqua a casa. Lavarsi,
in questi giorni, non è una priorità.
Durante le vacanze di Natale Emmanuel, un
bambino di 11 anni, non ha avuto un giorno di
riposo. Ogni giorno doveva svegliarsi all’alba
per accompagnare le 100 capre del padre al più
vicino punto d’acqua disponibile, a circa 20
chilometri da casa. Suo fratello maggiore,
invece, si è preso cura delle mucche.
“È un lungo tragitto, ma non molliamo”, ha
detto Emmanuel. Nonostante questa perseveranza,
la sua famiglia, composta da 10 persone, ha già
perso 15 capre e 5 bovini.
Nel frattempo il governo keniano sta provvedendo
alla costruzione di nuovi pozzi, scavando sempre
più in profondità: se prima si trovava acqua a
10 metri, ora si deve scavare fino ai 20.
Da una storia pubblicata su www.nationmedia.com
02/02/2006
Cibo per cani tra gli aiuti umanitari per il
Kenya
Il
governo keniano ha rifiutato la proposta di
invio, da parte della Nuova Zelanda, di 42
tonnellate di cibo per cani destinati
all’emergenza carestia che sta colpendo il
paese.
“La scarsità di cibo che colpisce i nostri
bambini non è tale da giustificare il fatto che
debbano mangiare cibo per cani”, ha affermato
il portavoce del governo di Nairobi, Alfred
Mutua, che ha voluto comunque ringraziare il
governo neozelandese per essersi interessato
alla questione.
L’azienda fornitrice del prodotto ha spiegato
che non si tratta specificamente di cibo per
cani, ma di “polvere altamente nutriente”,
che solitamente viene utilizzata nella
produzione di biscotti per animali. “Ha un
sapore gustoso, contiene carme liofilizzata,
frutti di mare, uova e cereali”, ha affermato
la fondatrice dell’azienda, aggiungendo di
consumarlo quotidianamente.
Nonostante questa testimonianza diretta, il
governo keniano ha precisato che “in nessun
modo autorizzerà che una polvere per cani venga
utilizzata per consumo umano” (fonte:
www.corriere.it)
Nel frattempo il ministro delle finanze David
Mwiraria, coinvolto nei giorni scorsi in uno
scandalo riguardante tangenti e corruzione, ha
rassegnato le proprie dimissioni, dichiarando di
aver sempre agito nel rispetto del popolo
keniano.
Lo scandalo, riguardante una compagnia
milionaria esistente solo sulla carta, ha
investito il vice-presidente del governo Moody
Awori, il ministro dell’energia Kiraitu
Murungi e quello dei trasporti Chris Murungaru.A
causa dello scandalo, la Banca Mondiale aveva
deciso di ritardare il prestito di 260 milioni
di dollari in favore del governo keniano.
Secondo gli ultimi dati forniti da Misna, le
conseguenze della carestia minaccerebbero circa
sette milioni di persone, tra i paesi di Kenya,
Tanzania, Uganda, Ruanda, Burundi, Somalia,
Gibuti, Eritrea ed Etiopia.
31/01/2006
La carestia colpisce anche il Corno d’Africa
Due
anni di piogge scarse e anche la Somalia e
l’Etiopia sono in piena carestia dovuta alla
mancanza d’acqua. Secondo la FAO sono circa un
milione e mezzo le persone vittime delle
conseguenze della siccità che ha colpito negli
ultimi mesi l’Africa orientale.
I
bacini d’acqua si prosciugano velocemente, le
riserve di cibo stanno esaurendosi, i pastori
sono costretti a emigrare per dar da mangiare al
bestiame e tantissimi bambini (circa un milione
nell’intera Africa orientale, secondo
l’UNICEF) sono vittime della fame e delle
malattie ad essa collegate: diarrea, malaria,
morbillo e infezioni respiratorie.
“È una situazione al limite”, ha affermato
Bob McCarthy, responsabile del Servizio
Emergenza dell’UNICEF in Somalia. “Più di
un milione di persone hanno urgente bisogno di
cibo e aiuti umanitari. Se la risposta non sarà
repentina, il bestiame continuerà a morire, i
pozzi di superficie si prosciugheranno e il
tasso di malnutrizione crescerà a dismisura,
provocando l’emigrazione di massa di centinaia
di migliaia di persone”.
Tutti
fattori drammatici e fortemente destabilizzanti
in una regione già tormentata da anni di guerra
e che sta ancora vivendo in un precario
equilibrio politico-internazionale.
Gli aiuti umanitari dalla comunità
internazionale tardano però ad arrivare:
secondo il Programma Alimentare Mondiale (PAM)
sono necessari 238 milioni di dollari per la
sola emergenza in Kenya. Di questi, però,
finora ne sono arrivati solo 43.
19/01/2006
Kenya, Governo: colpite già 4 milioni di
persone. Necessari 230 milioni di euro per
fronteggiare la crisi.
Secondo le nuove stime del governo keniano, sono
quasi 4 milioni le vittime della carestia che
sta colpendo la regione, che finora ha ucciso più
di 60 persone.
Secondo il rapporto del Ministero
dell’Informazione e delle Comunicazioni,
pubblicato il 17 gennaio, i distretti colpiti
dalle conseguenze della siccità sono passati
dai 17 registrati nel mese di dicembre a 37.
“Il governo ha già speso 70 milioni di euro
per fronteggiare la crisi, ma ne servono almeno
altri 230”, ha affermato il ministro Kagwe.
Nel frattempo la Kenyan Airlines ha donato circa
23mila euro per i progetti di recupero nel
distretto di Makueni. I fondi saranno gestiti da
AMREF, che li utilizzerà per la realizzazione e
la bonifica di fonti idriche, a beneficio
dell’intera comunità locale.
14/01/2006
40 vittime nelle ultime settimane, capi di
bestiame decimati e raccolti falliti. È questo
il drammatico bilancio delle conseguenze della
siccità registrata in Kenya nel 2005.